Ritratti di autori

Si tratta di un progetto di ritratti fotografici nato all'interno di un laboratorio teatrale voluto da Anffas Pavia Onlus, nell'ambito delle attività di Casa Satellite, servizio innovativo per una vita indipendente, rivolto a giovani con disabilità intellettiva e relazionale. Il laboratorio, attivo da 5 anni, è affidato all'operatrice di teatro sociale Lina Fortunato; nell'anno 2014 il tema del laboratorio è stato il corpo. L'intento è stato quello di far entrare la fotografia nel percorso laboratoriale, trasformando il ritratto in azione teatrale, puntando sull'effetto terapeutico dell'identificazione del proprio sé corporeo attraverso l'immagine. Una premessa importante consiste nell'approccio iniziale usato per il ritratto fotografico. Personalmente ho selezionato una serie di fotografie scattate da fotografi famosi, lasciandomi ispirare da aggettivi che ciascun partecipante ha scelto per descriversi; successivamente ho proposto loro di indicare all'interno di questo ventaglio di immagini, il ritratto che sentissero più affine con l'idea di riprodurlo più o meno fedelmente, a seconda delle possibilità e delle esigenze, mettendoli nel ruolo di protagonisti. La scelta di ciascun ritratto è stata una fase molto importante e divertente, che ha significato stupore, ricerca e identificazione. Analogamente e ancora più coinvolgente è stata l'azione vera e propria, il processo fotografico che ha portato al risultato finale. L'atto di essere ritratti è diventato una performance teatrale. E la foto realizzata è diventata oggetto di scena (ogni immagine è stata stampata in dimensioni 70 x100 cm) che ognuno ha portato sul palco come fosse un vestito da indossare. La macchina fotografica dunque non solo come strumento per realizzare immagini ma anche oggetto di scena che partecipa alla rappresentazione teatrale trasformando in teatralità sia il gesto del fotografo che quello del soggetto/attore ritratto. In stretta collaborazione con l'associazione Anffas abbiamo riscontrato il valore terapeutico del progetto accogliendo con piacere l'entusiasmo dei protagonisti sia nella fase preliminare di scelta dell'immagine da interpretare, che ha messo a confronto ognuno di loro con il potere della fotografia di veicolare un'emozione, un pensiero, sia nella fase del ritratto vero e proprio in cui ognuno ha potuto mettersi in gioco, e, giocando, mostrarsi, guardarsi e riconoscersi. Ognuno alla fine ha “indossato” con fierezza il proprio vestito/ritratto perchè attraverso questo ha potuto dire “Questo/a sono io!” sospendendo momentaneamente i ruoli sociali, l'idea di diversità connaturata a chi è disabile, e aprendo ad una dimensione comune, grazie al teatro, di sperimentazione corporea, relazionale, espressiva, estetica. I ritratti scelti dai ragazzi e usati come immagini da riprodurre e reinterpretare sono di: Philippe Halsman, Edouard Boubat , Richard Avedon, Annie Leibovitz, Eikoh Hosoe, Thomas Hoepker